LA PROCEDURA PASSO PASSO
Le strade da seguire in genere sono due: un primo
TENTATIVO BONARIO
Inviando una raccomandata a.r. (o una p.e.c.) all’INPS a cui allegare la copia dell’avviso ricevuto, una copia del documento d’identità e codice fiscale e tutta la documentazione a sostegno delle tue ragioni e che varia da caso a caso (ad esempio potrebbe essere necessario allegare la documentazione reddituale; ovvero la certificazione relativa a ricoveri ospedalieri a carico del s.s.n.). A questo punto bisognerà darsi un termine per attendere l’eventuale risposta da parte dell’Inps (in genere 20 giorni).
Se non succede NULLA?
Se questo tentativo di bonario componimento fallisce non resta che valutare l’ipotesi di un ricorso giudiziario dinanzi al Tribunale del Lavoro competente per territorio.
IL RICORSO GIUDIZIALE
Il ricorso giudiziale è sicuramente l’ultima spiaggia, ma a volte è l’unico strumento di tutela delle proprie ragioni.
Anche in questo caso sarà necessario fornire al proprio legale tutta la documentazione necessaria (copia dell’avviso ricevuto, copia dei documenti d’identità, copia della corrispondenza intrattenuta con l’Inps; eventuale documentazione a supporto che come detto può variare da caso a caso).
Bisogna anche considerare i tempi di definizione di un ricorso giudiziario: almeno un anno.
L’iter generalmente è il seguente: l’avvocato predisporrà il ricorso con l’indicazione di tutte le ragioni dell’assistito e di tutte le motivazioni per cui non si ritiene legittima la richiesta di restituzione dell’ente, unitamente alla richiesta di sospensiva dell’eventuale trattenuta già attiva sulla pensione. Il ricorso verrà depositato nella cancelleria del Tribunale del Lavoro competente per territorio e si attende la comunicazione del decreto di fissazione dell’udienza. Il giorno fissato ci sarà la celebrazione dell’udienza; dopo di che si attenderà la decisione del giudice.
È piuttosto recente il caso occorso ad una mia cliente che si è vista recapitare una richiesta di restituzione di somme per l’importo circa di €. 30.000,00, per presunte somme, relative ad una pensione d’invalidità civile, erogate indebitamente nel periodo dal 01.12.1993 al 31.03.2007. Nella comunicazione si “avvisava” la pensionata che dal mese successivo sarebbe stata operata sulla sua pensione una trattenuta di €. 250,00. Questo il contenuto dell’avviso da parte dell’Inps senza alcuna altra motivazione.
Inutili sono stati i ripetuti solleciti bonari per ottenere le motivazioni di tale richiesta.
Inutili anche gli inviti ad annullare bonariamente la richiesta essendo evidentemente decorso ogni termine di prescrizione.
Fatto sta che la mia cliente ha dovuto presentare ricorso giudiziario e attendere la sentenza.
Il ricorso è stato vinto e il Giudice non solo ha annullato la richiesta di restituzione dell’Inps, ma ha anche condannato l’ente alla restituzione di tutte le somme nel frattempo trattenute (€. 250,00 al mese sulla pensione della mia cliente), oltre a condannare l’Inps al pagamento delle spese legali!